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A21 e Sostenibilità

Agenda 21
Il concetto di SVILUPPO SOSTENIBILE viene definito per la prima volta in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite per l'Ambiente e lo Sviluppo (UNCED), svoltasi a Tokyo, nel 1987.
Indica quel tipo di sviluppo che "soddisfa i bisogni dell'attuale generazione, senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri" (WCED, 1987; Agenda 21, 1992). In altre parole, si considera sostenibile "uno sviluppo che offra servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l'operatività dei sistemi naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi" (ICLEI, 1994).

Lo sviluppo sostenibile, di conseguenza, interessa tutti i settori di attività e tutti i comportamenti dell'azione umana; esso integra aspetti economici, ambientali, sociali ed istituzionali, e per questo impone soluzioni complesse la cui efficace attuazione presuppone la condivisione e il consenso dei soggetti interessati, ossia il loro attivo coinvolgimento nel processo decisionale; porta con sé un obiettivo di equità, in quanto mira ad assicurare il soddisfacimento dei bisogni essenziali di tutti, in particolare nei Paesi più poveri (equità intragenerazionale), e a garantire alle generazioni future condizioni e possibilità di sviluppo (equità intergenerazionale).

Con l'introduzione del concetto di sviluppo sostenibile, la protezione dell'ambiente smette di essere considerata come un limite allo sviluppo economico e sociale per diventarne invece un presupposto fondamentale. Oggi, l'obiettivo di uno sviluppo economico coniugato con una sostenibilità ambientale e sociale è comunemente riconosciuto.


L'AGENDA 21 è il documento sottoscritto da 173 Paesi (tra cui l'Italia), nel 1992, a Rio de Janeiro, a conclusione della Conferenza Mondiale dell'O.N.U. su Ambiente e Sviluppo, nel quale vengono indicate le "cose da fare nel XXI secolo per realizzare uno sviluppo sostenibile".
Si chiama "Agenda" perché, come tutte le agende, fissa gli impegni per il futuro, e "21" perché il futuro a cui guarda è appunto quello del 21° secolo.
Si tratta, dunque, di un programma di azioni che elenca intenti ed obiettivi programmatici (economici, sociali, culturali e di protezione ambientale) atti a favorire lo sviluppo sostenibile, ovvero politiche, strategie e azioni che i paesi firmatari si sono impegnati ad attuare affinché la gestione delle risorse sia più efficiente e la distribuzione delle stesse più equa.
Per raggiungere tali obiettivi è fondamentale un coinvolgimento attivo della popolazione interessata e un rafforzamento del ruolo delle autorità locali.

L'Agenda 21 è composta da 40 capitoli, divisi in quattro sezioni:
  • Dimensioni Sociali ed Economiche: include la lotta alla povertà, il cambiamento della struttura dei consumi, della popolazione e delle dinamiche demografiche, la promozione della salute e dei programmi sostenibili di popolamento, e l'integrazione delle problematiche relative all'ambiente e allo sviluppo nei processi decisionali.
  • Conservazione e Gestione delle Risorse per lo Sviluppo: comprende la protezione dell'atmosfera, la lotta alla deforestazione, la protezione degli ambienti deboli, la conservazione della diversità biologica (biodiversità), e il controllo dell'inquinamento.
  • Rafforzamento del ruolo dei Major Groups: comprende i ruoli dei gruppi di rappresentanza dei bambini e dei giovani, delle donne, delle ONG, delle autorità locali, del commercio e dei lavoratori.
  • Mezzi per l'Esecuzione (del programma): comprende la scienza, la diffusione della tecnologia, l'educazione, le istituzioni internazionali e i meccanismi di finanziamento.

L'Agenda 21, in considerazione delle peculiarità di ogni singola città, invita le autorità locali di tutto il mondo a dotarsi di una propria Agenda: "Ogni autorità locale, dovrebbe dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private ed adottare una propria Agenda 21 locale. Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le autorità locali dovrebbero apprendere ed acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale, le informazioni necessarie per formulare le migliori strategie" (Agenda 21, Capitolo 28, 1992) (File Pdf, 11 Kb).

L'Agenda 21 locale è dunque lo strumento attraverso cui i principi generali di Agenda 21 vengono messi in pratica in un territorio. Si basa sull'attivazione e la gestione di un processo partecipato, condiviso da tutti gli attori presenti sul territorio (stakeholder), per definire un piano di azione locale che guardi al 21° secolo.

L'obiettivo per il decennio in corso è di passare dall'Agenda 21 all'Azione 21 e di adottare Piani d'azione "concreti e realistici".

Ultima modifica: 31-10-2014
REDAZIONE: Centro Idea
EMAIL: idea@comune.fe.it