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Sala Estense

Localizzazione

Piazza Municipio 14


Funzione

Locale pubblico
 

Cenni storici

(a cura di Francesco Scafuri)

Nel prospetto verso Piazza Municipale è inserita la Cappella di Corte (poi Chiesa Nuova, oggi Sala Estense), edificata tra il 1476 ed il 1480 dal duca Ercole I d’Este per la moglie Eleonora d'Aragona ed in onore della Madonna; il portale monumentale di questa ex chiesa fu composto con elementi di diversa provenienza nel 1692, mentre le due statuette neo-rinascimentali di San Giorgio e San Maurelio, scolpite da Francesco Vidoni, furono collocate durante i restauri condotti nel 1835. Dopo essere stata trasformata in cinematografo nel 1917, oggi la Sala Estense ospita manifestazioni culturali ed iniziative pubbliche. Ma vediamo in modo più approfondito l’evoluzione storica e architettonica dell’antica Cappella Ducale, che ha influito anche sull’immagine complessiva del prospetto nel quale è inserita.
Fino a qualche tempo fa, si pensava che la Cappella di Corte fosse stata edificata nel interamente nel 1476, poichè il cronista quattrocentesco Caleffini, seguito poi da altri cronisti e storici, riferisce in tale anno della posa in opera del pavimento interno, ma in realtà questa prima cappella fu in parte demolita insieme al vicino Cortile della Fontana, per far spazio al nuovo Cortile Ducale (oggi Piazza Municipale), realizzato appunto per volere del duca tra il 1479 ed il 1481 a seguito della demolizione di corpi di fabbrica del palazzo Ducale che occupavano l’area. La nuova cappella fu quindi ricostruita nel 1480 nello stesso luogo del precedente edificio di culto, di cui vennero riutilizzate le principali strutture.
Quanto sopra sembra confermato, oltre che dai primi risultati degli scavi archeologici del 2001 in prossimità degli accessi all’ex drogheria Bazzi (dove sono emerse le fondazioni della Fontana di Corte), anche dal cronista Ferrarini, quando afferma che il 24 dicembre 1480 il duca fece cantare il vespro in Santa Maria di Corte, “la qual è in lo cortile nuovamente fabbricato” (G: FERRARINI, Memoriale estense (1476-1489), a cura Primo Griguolo, Rovigo, Minelliana, 2006, p. 119).
La nuova cappella doveva essere veramente sontuosa con il pavimento di marmi di Verona bianchi e rossi e le opere d’arte che contribuivano ad arricchire l’interno, caratterizzato da una pianta ad aula con un unico altare. Qui, sempre nel 1480, secondo la cronaca dello Zambotti fu trasferito per ordine del duca un affresco ritenuto miracoloso raffigurante Maria che era in prossimità delle cucine ducali. Nella cappella Ercole ascoltava la messa cantata dai suoi cantori, accompagnati da un bellissimo organo. Nel ‘500 vi si esponevano le salme degli estensi prima della sepoltura, mentre con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio la cappella fu poi concessa alla Confraternita dello Spirito Santo, che la officiò fino al 1616.
Successivamente sconsacrata, a partire dal 1660 l’ambiente fu adattato dagli architetti Carlo Pasetti e Alberto Gnoli a teatro pubblico, che fu attivo fino al 1692, quando la cappella venne acquistata dalla Comunità e restituita al culto divino a partire dal 1693, quindi intitolata a San Maurelio ed affidata all’Unione dei Fratelli delle anime del Purgatorio. Proprio il 3 dicembre del 1692 iniziarono le opere necessarie perchè l’immobile acquisisse un’immagine più consona ad un edificio religioso: cosicchè l’interno fu ristrutturato in stile barocco, con tre altari ed una cantoria, quindi la facciata ebbe un frontone triangolare ed un nuovo portale, l’attuale. Nei suoi Annali, Nicolò Baruffaldi afferma che le due colonne di marmo bianco in stile corinzio erano state acquistate dai Padri Benedettini, “i quali le avevano nellla facciata del loro coro”, mentre le due mezze figure (ovvero le erme grottesche o cariatidine) ed altri marmi, opportunamente adattati nell’occasione, facevano parte di un camino che si trovava in castello. La grande epigrafe collocata nello stesso anno a cura del giudice dei Savi Marchese Giovanni Rondinelli e del Maestrato, ci ricorda l’abrogazione di un’antica tassa che gravava del 10% sul vino, sulle granaglie e sul bestiame, abrogazione ottenuta grazie ad una disposizione di Papa Innocenzo XII per interessamento del cardinale Imperiali. A coronare l’epigrafe fu posta l’arma del pontefice, poi abbattuta dai francesi nel 1796, quando la chiesa di San Maurelio del Cortile, che già da tempo era conosciuta anche come Chiesa Nuova (denominazione poi utilizzata anche in seguito), venne soppressa. Non è chiaro se l’architrave finemente intagliata ed il fregio sotto le mensole dell’epigrafe facevano parte dei capolavori lapidei cinquecenteschi adattati al nuovo portale o fossero stati realizzati nel 1692. Lo stesso Righini sembra dubbioso, ma anche se fosse valida la seconda  ipotesi, lo storico riconosce che furono imitati bene lo stile e il modo di lavorazione del XVI secolo.
Nel 1754 alla sommità del frontone venne posta una scultura raffigurante la Madonna col Bambino del 1408, che ora si trova presso Casa Romei.
 Nel 1802 l’antica cappella, fu restaurata e riaperta alle funzioni di culto dalla predetta Unione, mentre nel 1835, pressochè contemporaneamente alla collocazione delle statue di San Giorgio e San Maurelio scolpite dal Vidoni, venne fisstato lo stemma del Comune sopra l’epigrafe del portale, mentre anche la facciata fu restaurata.
Dopo una serie di ristrutturazioni e restauri interni eseguiti tra il 1851 ed il 1853, la chiesa fu chiusa definitivamente al culto nel 1893 e adibita a magazzino fino al 1915. Quell’anno il Comune la affittò al signor Ermanno Carletti, il quale si impegnò ad eseguire immediatamente all’interno dell’ex chiesa Nuova alcune importanti opere previste da un progetto dell’ing. Sesto Boari, che prevedeva di strasformare l’ampio locale in una sala destinata a concerti, conferenze, feste di beneficienza e soprattutto proiezioni cinematografiche. I lavori di trasformazione, diretti dallo stesso ing. Boari durarono circa un anno e diedero in gran parte l’aspetto attuale dell’interno. La nuova sala cinematografica, inaugurata ufficialmente la sera del sabato 17/2/1917 fu denominata “Sala Estense”, poi “Cinematografo Reale” negli anni ‘30.
Tra il 1923 ed il 1924 l’ex chiesa Nuova perdette definitivamente l’aspetto di edificio sacro anche all’esterno, quando, contemporaneamente all’apertura delle tre semplici finestre con arco a tutto sesto del piano nobile, venne demolito il frontone triangolare che la coronava.
Altri lavori furono eseguiti all’interno dal Comune negli anni ’60, quando si demolirono le due scale del Boari, che dall’atrio portavano alla galleria, poi ricostruite nelle forme attuali; infine, negli anni ’70 per motivi di sicurezza si riducevano i posti a sedere, portando la capienza della Sala estense a  292 (tra galleria e platea), rispetto ai 650 previsti dall’ing. Boari.
Infine nel 1999 è stato restaurato il portale grazie alla lodevole iniziativa del Rotary Club Ferrara Est, che ha finanziato l’intervento, eseguito dalla ditta C.R.C. sotto l’alta sorveglianza del Servizio Beni Monumentali del Comune e della Soprintendenza per i Beni Architettonici.
 
 
Ultima modifica: 23-12-2016
REDAZIONE: Beni Monumentali - Centro Storico
EMAIL: n.frasson@comune.fe.it