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Prospettiva della Ghiara

Localizzazione

Via Ghiara 


Cenni storici

(a cura di Francesco Scafuri)

Premessa
Nel XVI secolo in corrispondenza dell’attuale parco del Montagnone si trovava una delle più belle "delizie" di proprietà degli Estensi (purtroppo in gran parte distrutta), articolata proprio attorno alla Montagna di San Giorgio: il "cavaliere" terrapienato eretto insieme al baluardo antistante a partire dal 1512 da Alfonso I d'Este.
Secondo il perito Alberto Penna, nel Cinquecento si accedeva alla delizia attraverso un portone d'ordine dorico “magnificentissimamente costruito”, posto in fondo alla strada chiamata un tempo via della Ghiara (o della Ghiaia), denominata poi via XX Settembre per ricordare la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870. Nel XVI secolo, appena entrati nella delizia ci si trovava in un piazzale ampio con giardinetto di fiori e piante gentili, selciato con mattoni e diviso in aiuole figurate, accanto al quale si notava un'"uccelliera". Inoltre vi era un labirinto con una fontana di marmo, alla cui sinistra si ergeva la "Montagna" (detta poi Montagnone): abbellita con pergolati e coltivata in parte a vite ed in parte ad alberi da frutta, era costruita sopra due ambienti a volta (grotte), finemente decorati. Infine, come ci conferma la pianta dell'Aleotti del 1605, ai piedi del grande cavaliere di terra c'era una peschiera di notevoli dimensioni, lunga come la base della "Montagna". Nella delizia si trovavano diversi animali, come scimmie, asinelli "galli d'India", "i cui colori del piumaggio gareggiavano con quello dei fiori", inoltre si allevavano fagiani, pavoni bianchi ed altri uccelli. Alla destra della "Montagna", oggi come allora, si trovava la palazzina dei Bagni Ducali.
La Prospettiva di via XX Settembre (1786)
Il sopraccitato portone d’ordine dorico fu poi trasformato nell'attuale Prospettiva dall'architetto Gaetano Genta nel 1786. Sia Antonio Frizzi, storico del Settecento contemporaneo al rifacimento, sia Antonio Sandri che scrive attorno al 1826, ricordavano che i lavori di “restauro” curati dal Genta erano stati realizzati “a spese pubbliche” o “del Nostro Pubblico”, ovvero del Maestrato dei Savi.
Nel 1786 si conservarono e si utilizzarono diversi elementi dell’antica costruzione, come dimostrano anche gli alzati di Andrea Bolzoni nelle edizioni del 1747 e del 1782, cioè poco prima della trasformazione, dove si nota un’opera architettonica che parrebbe non molto diversa dall’attuale Prospettiva di via XX Settembre.
La struttura architettonica e gli elementi decorativi
Nel complesso l’opera di Gaetano Genta si presenta meno maestosa ed elegante rispetto alla Prospettiva della Giovecca (1703-1704), per la cui realizzazione ci si ispirò molto probabilmente proprio alla struttura originaria di via della Ghiara.
Tuttavia, pur nella semplicità dei paramenti murari (costituiti in gran parte da mattoni a vista), la Prospettiva di via XX Settembre (detta un tempo “della Ghiaia” o “della Ghiara”) ha il pregio di inserirsi bene nel contesto edilizio, fungendo nel contempo da decoroso fondale scenografico ad una delle strade più importanti di Ferrara. Se il prospetto secondario verso il Montagnone appare quasi privo di elementi decorativi di particolare interesse, la facciata della struttura architettonica assume invece particolare rilievo per il nostro studio. Quest’ultima è suddivisa orizzontalmente in due parti da una trabeazione d’ordine dorico poggiante su quattro paraste con capitelli d’ordine analogo, le quali suddividono il piano inferiore in tre parti: nelle due laterali si osservano due finestre, mentre nella parte centrale si apre l’ampia arcata. Il piano superiore, ornato da due piccole lesene con trabeazione dorica che sorreggono un frontone arcuato, è fiancheggiato da contrafforti concavi.
Fino al 2012 agli estremi della prima trabeazione si innalzavano due pinnacoli a forma di vasi sormontati da pigne e altri tre nobilitavano la sommità del frontone, di cui quello mediano presentava un’altezza maggiore. I vasi sono marmorei, così come il gocciolatoio, i mutuli sopra triglifi della trabeazione inferiore e lo zoccolo di base delle quattro grandi paraste. I pinnacoli sono stati riposizionati nell'agosto 2015.
Occorre ricordare, altresì, che nella parte superiore della Prospettiva campeggia una lapide recante la seguente iscrizione:
 
CURANTIBUS
STEPHANO GRAZIADEI IUD. SAP.
COETERISQ. MAGISTRATUS X VIRIS
ARCUS IN CONSPECTU AD ORNAM. VIAE
IN SPLENDIDIOR. FAC. RESTITUS
AN. MDCCLXXXVI
 
L’epigrafe può essere tradotta come segue: “Essendosene presi cura Stefano Graziadei Giudice dei Savi e tutti gli altri dieci componenti del Maestrato, l’arco prospettico posto ad ornamento della via fu restaurato in più splendida forma l’anno 1786”.
 
 
Ultima modifica: 23-12-2016
REDAZIONE: Beni Monumentali - Centro Storico
EMAIL: n.frasson@comune.fe.it