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Palazzo Grossi

Localizzazione

Corso Biagio Rossetti 24


Funzione

Ostello della Gioventù


Cenni storici

(a cura di Francesco Scafuri)

 
Il palazzo oggetto di studio è ubicato in Corso Biagio Rossetti n. 24 (Ferrara), foglio 377, mappale 679. E’ contraddistinto attualmente da due corpi di fabbrica aventi diversa altezza, mentre un terzo fabbricato, che un tempo faceva parte dello storico complesso, è stato demolito nel secondo dopoguerra in occasione dell’apertura della via Spartaco. La facciata su Corso Biagio Rossetti è stata notevolmente trasformata nei secoli: nel fabbricato più alto e di maggiori dimensioni, oltre ad un portone centrale con arco a tutto sesto (decentrato rispetto allo spartito architettonico del prospetto), si aprono otto finestre al piano terra, dieci al primo piano (piano nobile), mentre due piccole finestrelle (in posizione pressoché centrale) caratterizzano il secondo piano o piano sottotetto; nell’immobile più basso notiamo invece soltanto due finestre rettangolari al piano terra e quattro al primo piano, tutte di dimensioni minori rispetto a quelle che caratterizzano il primo corpo di fabbrica, inoltre, un ingresso con arco semicircolare dà accesso ad un ampio androne che consente il passaggio verso i giardini retrostanti. Analizzando la cartografia storica si evince che l’area era parzialmente edificata fin dal XVI secolo, tuttavia, è molto probabile che il nostro immobile abbia assunto le caratteristiche di un vero e proprio palazzo soltanto nel Seicento, quando secondo alcuni studi fu abitato dalla famiglia Grossi (proveniente da Ravenna), da cui l’edificio prende il nome: in quel periodo le fonti documentarie registrano la presenza a Ferrara di un certo Tommaso Grossi, professore di medicina presso la locale università nel 1625, oltre che di Giulio Grossi, consigliere del 2° ordine Centunvirale nel 1676. Certamente la nobile stirpe dei Grossi lasciò l’edificio prima del 1747, anno cui risale una delle edizioni del famoso alzato dell’incisore Andrea Bolzoni, nel quale viene citato espressamente il palazzo “Grossi ora Peretti alli Cappuccini”. Tale annotazione dell’incisore settecentesco ci induce a pensare che la famiglia Peretti avesse acquistato da poco l’immobile dai Grossi.
I Peretti, antica famiglia di speziali provenienti da Lucca e trasferitasi a Ferrara nel 1572, erano detentori di un patrimonio consistente grazie alle loro attività particolarmente redditizie, che prevedevano la vendita di erbe medicinali, di rimedi e pozioni di vario tipo, di spezie provenienti anche dall’oriente o dall’America, fino ai profumi e ai colori per artisti. Uno dei primi, se non il primo, ad abitare nel palazzo nel XVIII secolo, all’epoca caratterizzato in facciata (secondo l’iconografia del Bolzoni) da tre ordini di finestre, fu Carlo Peretti, che proprio nel 1750 aveva ottenuto per sé il titolo di Conte; l’ultimo della nobile famiglia ad avere nella disponibilità l’edificio fu Giovanni Peretti, che lo vendette nel 1817 ad Antonio Finotti.
Lo stesso anno il perito Giuseppe Manfredini ci fornisce una descrizione del complesso architettonico, dotato di un ampio cortile e di un vasto orto. Si trattava di una palazzina formata da due corpi di fabbrica: uno più alto, l’altro più basso e di dimensioni planimetriche ridotte rispetto al primo. Inoltre, l’edificio era impostato su di un largo portico passante, tuttora presente, alla destra del quale si trovavano le scale a due rampe che collegavano il piano terra con le stanze del piano nobile e con due ambienti abitabili per la servitù dislocati nel secondo piano (sottotetto). Il perito ci propone un assetto planimetrico che, sia pure riconoscibile nello schema generale, appare in gran parte dissimile rispetto all’attuale, soprattutto se si osserva la dislocazione degli ambienti interni. A sostegno di questa considerazione, si pensi che all’epoca la consistenza del palazzo era di 5 vani al piano terra, 13 stanze al primo piano e 2 ambienti al secondo, situazione che cambierà già nel corso del XIX secolo, come vedremo ora.
Dopo una serie di vicissitudini, nel 1856 l’immobile risulta dei fratelli Gaetano e Angelo Gandini; quest’ultimo nel 1864 inviò una serie di richieste alla Commissione d’Ornato del Comune riguardanti diversi lavori da effettuare nel complesso, tra cui l’apertura di un portone nella porzione di fabbricato all’estremità di destra. Da questo periodo si eseguirono le più importanti trasformazioni, sia esterne che interne, tanto che attorno al 1880 la situazione appariva alquanto diversa rispetto a quella registrata nella prima metà dell’Ottocento: il piano terra era caratterizzato addirittura da 10 ambienti, nel primo piano se ne contavano 12 e ben 8 stanze erano state ricavate al secondo piano. Tutto ciò aveva comportato ovviamente anche un’impaginazione differente degli spartiti architettonici della facciata e di buona parte degli altri prospetti, soprattutto riguardo all’apertura di nuove finestre.
Nel 1940 il palazzo fu venduto alla Società Anonima Autoservizi, che eseguì altre radicali variazioni, dettate tra l’altro dalla trasformazione d’uso dell’immobile (in uffici e appartamenti) e delle sue pertinenze.
Come accennato, tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta del Novecento, con l’apertura della via Spartaco si demolì una parte del complesso in questione, operazione che determinò nel medesimo arco di tempo il nuovo assetto del prospetto su quella strada.
Il Comune di Ferrara a partire dal 1968 acquistò diverse aree adiacenti a palazzo Grossi, che invece fu  acquisito in gran parte dal Municipio con due rogiti datati 24 dicembre 1985 (notaio Maisto, rep. 70268/8361) e 8 maggio 1987 (notaio Maisto, rep. 80161/2620).
Cosicché l’Amministrazione Comunale poteva disporre di un’area piuttosto estesa tra Corso Biagio Rossetti e via Arianuova, dove dagli anni Cinquanta era stato installato un grande terminal delle autolinee cittadine, prima gestito dalla società SAAF, poi dalla SIAMIC , quindi condiviso negli anni Settanta con ATAM; la vicenda legata alle società autobussistiche continuò negli anni Ottanta, quando la neonata azienda di trasporto pubblico (denominata ACFT) dislocò gli uffici nel palazzo Grossi, mentre l’area retrostante fu ancora destinata a deposito pullman.
Palazzo Grossi e l’ampio spazio verso nord rientrarono nel cosiddetto “Progetto Mura” (fondi FIO), perciò sull’area retrostante si realizzarono negli anni Novanta un giardino pubblico e il “Parcheggio Diamanti”, mentre l’immobile oggetto di studio venne nel contempo recuperato, apportando alcune modifiche al fine di destinarlo ad ostello per la ricettività giovanile legata al turismo, allo studio e all’accoglienza, uso che mantiene ancora oggi. In tale occasione furono reimpaginati secondo le nuove esigenze i prospetti dei due corpi di fabbrica; in particolare, fu modificata in parte la facciata dell’edificio principale, sia con la chiusura ad esempio di ben otto finestrelle del secondo piano, sia con la riduzione dell’ampia entrata che serviva come accesso per gli automezzi e per i dipendenti al numero civico 24, sostituita con il portone ad arco semicircolare. All’interno vennero ricavati circa ottanta posti letto, moderni servizi igienici, una nuova scala nella parte est dell’edificio, che si aggiunse a quella già esistente ubicata a destra dell’antico portico passante, realizzata presumibilmente agli inizi del XX secolo al posto di quella più antica. In tale occasione furono in gran parte rifatti i pavimenti, gli infissi e i soffitti, con l’apertura di lucernai nei locali del sottotetto privi di finestre. Ciò nonostante, occorre segnalare che alcuni soffitti dei locali del primo piano verso Corso Biagio Rossetti presentano ancora decorazioni “a secco” ottocentesche e novecentesche di un certo pregio, restaurate durante l’intervento previsto dal “Progetto Mura”, alcune delle quali di gusto tipicamente floreale.
 
 


 
Ultima modifica: 23-12-2016
REDAZIONE: Beni Monumentali - Centro Storico
EMAIL: n.frasson@comune.fe.it