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Chiesa di Santa Maria della Consolazione

Localizzazione

Via Mortara 92
 

Cenni storici

(a cura di Francesco Scafuri)

Francesco Scafuri
Chiesa di Santa Maria della Consolazione
(Via Mortara, 94)
 
Il miracolo di Val di Puteo e la costruzione di un piccolo oratorio
Per parlare della chiesa rinascimentale di Santa Maria della Consolazione, mi avvarrò di una serie di pubblicazioni, di alcuni documenti d’archivio e delle ricerche condotte da Chiara Toschi Cavaliere e da Silio Italico Sarpi, forse il maggiore studioso di questo edificio di culto.
Ci troviamo in una delle più belle chiese di Ferrara, la cui costruzione è legata alla devozione popolare e ad un fatto ritenuto miracoloso, che secondo il Guarini (storico del ‘600) sarebbe avvenuto nel 1189. A tal proposito, ecco di seguito una delle tante versioni della vicenda.
Un giorno un nobile e benestante cittadino ferrarese, insieme alla propria famiglia, si stava recando su di una carretta presso un suo podere ma, a causa dell’improvviso ribaltamento della stessa per un ostacolo improvviso, corse un grave pericolo in prossimità di questo luogo, all’epoca isolato,  denominato Caldiputeo o Val di Puteo e situato fuori dalle mura della città, che all’epoca correvano poco più a nord della Cattedrale. Siccome in quel frangente si era raccomandato alla Madonna, pensò che proprio per tale motivo fosse rimasto miracolosamente illeso assieme ai suoi famigliari; allora corse subito a casa, prese un’immagine votiva della Beata Vergine col Bambino dipinta su tavola a cui egli e la sua famiglia erano devoti, quindi la appese ad un albero vicino al luogo dell’incidente; poi finalmente riprese il viaggio lungo la strada che conduceva a Francolino, dove era diretto.
Ovviamente si sparse la voce, perciò Val di Puteo diventò il luogo di devozione di quel cittadino e di tanti contadini, i quali insieme costruirono un piccolo oratorio per venerare l’immagine sacra, alla quale molti in seguito si rivolsero per chiedere consolazione e sollievo dalle tante vicissitudini della vita, dalle malattie e dalle frequenti epidemie che falcidiarono la popolazione ferrarese. Il piccolo edificio sacro si riempì ben presto di statuette e di voti a Maria Santissima, perciò cominciò ad essere frequentato da tantissimi cittadini e paesani, molti dei quali nei secoli successivi ricevettero delle grazie. 
La realizzazione della chiesa
La fama del piccolo edificio di culto rimase pressoché immutata ai tempi di Ercole I d’Este (duca di Ferrara dal 1471 al 1505). Egli era particolarmente religioso e devotissimo al culto mariano, perciò in cuor suo immaginò che proprio lì vicino si dovesse costruire un tempio di dimensioni maggiori e più consono alla santità di quel sito.
L’occasione si presentò nel 1500 quando, in occasione della Quaresima dell’anno giubilare, Fra Marino Baldi del Convento dei Servi di Venezia fece la sua predica nella nostra Cattedrale. Le parole del religioso impressionarono moltissimo i presenti, tanto che Ercole I d’Este volle conoscerlo personalmente, ricavandone un’ottima impressione. Nacque tra i due una profonda amicizia e il duca pensò che quel frate potesse essere l’uomo giusto per realizzare il suo proposito, e gli offrì un vasto appezzamento di terreno proprio in corrispondenza di quell’oratorio, allo scopo di costruirvi una chiesa con annesso convento, dedicandoli al nome della Madonna della Consolazione.
L’area in quel periodo si trovava sempre sulla strada che portava a Francolino, ma all’interno delle mura della città, che il duca stesso stava facendo erigere a difesa dell’Addizione Erculea, dove peraltro fervevano i lavori di costruzione degli splendidi edifici che tutti conosciamo, come il palazzo dei Diamanti, i nobili fabbricati della via degli Angeli (oggi corso Ercole I d’Este), le chiese di San Benedetto e di San Cristoforo alla Certosa. A poca distanza dal terreno donato al religioso, poi, si trovava uno degli accessi più importanti e più trafficati della città, la Porta di San Giovanni Battista (che ora non esiste più) nonché l’omonimo torrione adiacente che invece ancora possiamo vedere in fondo a Corso Porta Mare, eretto a partire dal 1493.
Si trattava con tutta evidenza di un luogo estremamente importante e strategico per qualsiasi istituzione religiosa, tanto che Fra Marino Baldi accettò con slancio l’offerta e, dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie dal Capitolo Generale della Congregazione dei Servi dell’Osservanza e la conferma papale, cominciò a raccogliere i denari necessari per la realizzazione delle opere, sia negli ambienti della corte estense che tra la popolazione di Ferrara.
Cosicché il 5 aprile 1501, di lunedì, si tenne la cerimonia della posa della prima pietra della nuova chiesa, dove oggi ci troviamo, che si svolse alla presenza, manco a dirlo, di Ercole I, anche perché insieme al fratello Sigismondo d’Este ebbe un ruolo fondamentale nell’avvio della costruzione vera e propria.
La devozione del duca alla Madonna della Consolazione e la considerazione per il Baldi e per i padri serviti erano talmente radicate, che nel luglio del 1504, essendo infermo e sentendo ormai la morte vicina, Ercole I d’Este decise di fare un viaggio (piuttosto rischioso per la sue già precarie condizioni di salute) presso l’antica basilica della SS. Annunziata di Firenze, che attualmente è la casa madre dell’ordine servita e ancora adesso è il principale santuario mariano della città. Oggi per andare a Firenze in auto ci impieghiamo circa un’ora e mezza, ma allora il viaggio dovette durare alcuni giorni perché il duca, accompagnato da una scorta di armigeri, si fece trasportare su di una lettiga trainata da muli e probabilmente lungo il percorso fu necessario effettuare diverse soste, soprattutto per fare riposare il signore di Ferrara.
Intanto i lavori di costruzione della chiesa di Santa Maria della Consolazione e dell’annesso convento, sorti in prossimità di una delle strade principali dell’Addizione Erculea, denominata poi via Mortara, procedevano, sia pure a fasi alterne.
I lavori principali per erigere il nostro edificio di culto durarono circa 15 anni, dal 1501 al 1516, tanto che solo il 18 marzo di quell’anno l’immagine miracolosa rappresentante la Madonna col Bambino venne trasportata solennemente dal vicino oratorio al nuova chiesa, questa, che come sapete è considerata una delle ultime opere di Biagio Rossetti, l’architetto di corte al quale il vecchio duca Ercole I d’Este aveva sempre confermato la sua fiducia, fino a farne il protagonista dei cantieri più importanti della città.
Fra Marino Baldi, nel frattempo divenuto priore perpetuo del complesso della Consolazione e vicario generale della sua Congregazione, fece molto per la sua chiesa, ottenendo prestigiose reliquie, anche grazie all’interessamento di eminenti prelati. Si pensi che proprio nel 1516 Papa Leone X donò all’edificio di culto una particella di un chiodo della Croce, ora presso la Cattedrale.
Sappiamo che il priore Baldi, celebre per il suo eloquio e per le sue capacità di convincimento delle masse, veniva chiamato in altre città. Morì infatti a Venezia, dove si era recato a predicare nel 1518; la sua salma, che venne inumata, fu portata a Ferrara e probabilmente sistemata nella zona del presbiterio (alla presenza di una folla affranta), ma già nel Settecento si era persa traccia del sito tombale.
La consacrazione della chiesa di Santa Maria della Consolazione dell’altare avvenne soltanto nel settembre del 1524, mentre nello stesso mese il duca Alfonso I d’Este, il quale come il padre Ercole I si sentiva particolarmente legato al tempio e alla Madonna che in esso veniva venerata, donò diversi beni a favore del convento ed espresse il proponimento di mantenervi a proprie spese 15 frati, che poi si ridussero a 13 verso la metà del secolo successivo. Fece tutto questo in suffragio dell’anima di Sigismondo d’Este, suo fratello minore (a cui era stato dato lo stesso nome dello zio).
Ormai la nostra chiesa e l’annesso convento potevano essere considerati tra i complessi ecclesiastici meglio organizzati e dotati di Ferrara dal punto di vista delle risorse finanziarie, ma nel 1528 sorsero alcuni malintesi ed incomprensioni tra la Congregazione e l’Ordine dei Servi, per cui i padri osservanti vennero sostituiti dai conventuali, che tennero l’intero complesso della Consolazione fino al 1545, anno in cui tornarono definitivamente gli Osservanti.
Gli sviluppi successivi
Verso la metà del XVI secolo viene riportata da vari autori la notizia che all’interno del convento dei frati c’era una tipografia gestita dalla famiglia dei Nicolini, provenienti dal bresciano, che però erano stati stampatori a Venezia. Sembra una notizia curiosa, ma in realtà non c’è da stupirsi più di tanto visto che a quei tempi moltissimi libri dati alle stampe erano di carattere religioso.
Nel tempo la nostra chiesa fu sempre al centro della devozione popolare, infatti vari autori riportano che era il luogo deputato per lo svolgimento di una serie di solenni funzioni liturgiche: ogni anno, per esempio, la sera del Sabato Santo, vi si celebrava una complessa cerimonia per l’incoronazione della Vergine, accompagnata dall’esecuzione di brani concertistici.
E’ molto probabile che anche questo tempio sia stato colpito dal terribile terremoto del 1570. Secondo questa ipotesi, ma ve ne sono altre, proprio a seguito del sisma potrebbe essere stata rifatta la parte superiore della navata, che infatti risulta più bassa dell’abside originaria.
Santa Maria della Consolazione è legata alla memoria di Marfisa d’Este, a cui proprio di recente la Ferrariae Decus, grazie al sostegno della Fondazione Carife e della Cassa di Risparmio di Ferrara, ha voluto dedicare una pubblicazione di Gian Ludovico Masetti Zannini. Marfisa, prima di passare a miglior vita, aveva donato ai frati serviti della Consolazione di Ferrara, alcune case e un terreno ubicati nella località di Garofalo. Di tale lascito i religiosi le furono sempre grati, tanto che dopo la sua morte, avvenuta il 15 agosto 1608 nella sua palazzina di Corso Giovecca, la nobildonna venne tumulata con grandi onori in questa chiesa ai piedi dei gradini dell’altar maggiore, nella parte centrale. Fu il figlio primogenito di lei, Carlo Cybo, a far costruire il sepolcro su cui era incisa un’iscrizione funebre che ricordava la defunta, epitaffio poi sostituito con una lapide marmorea di colore scuro durante la legazione del Cardinale Alderano Cybo, tra il 1651 ed il 1654: la nuova lapide venne murata nella zona del presbiterio, ma in seguito fu traslata in Certosa e ancora oggi si trova lì, presso la costruzione che contiene il sarcofago del duca Borso. Secondo alcuni autori anche i poveri resti di Marfisa furono portate nel cimitero monumentale, mentre altri studiosi ipotizzano che si trovino invece ancora presso la nostra chiesa.
Sempre nel Seicento Santa Maria della Consolazione fu al centro di una vicenda curiosa. A quei tempi chi si rifugiava in una chiesa di Ferrara godeva del privilegio di essere sottratto, sia pure temporaneamente, ad ogni altra istituzione, salvo diversa prescrizione dell’autorità ecclesiastica. Era, in buona sostanza, il cosiddetto “diritto d’asilo”. A tal proposito, dovete sapere che il 9 luglio del 1627 un giovane uccise un suo rivale nei pressi del convento della Consolazione. Sentendosi braccato, egli si rifugiò nella chiesa, dove rimase sino al pomeriggio del giorno seguente, allorché il vescovo, dopo essersi informato sulle modalità dell’accaduto, concesse agli incaricati della giustizia, che vigilavano alle porte dell’edificio di culto, di penetrarvi e catturare l’omicida.
Nel secoli le vicissitudini che riguardarono il tempio furono innumerevoli. Per esempio, pare proprio che in caso di allagamenti la zona orientale della città fosse la prima a farne le spese e così fu nel 1650 quando, a causa delle piogge incessanti, molte della case di via Mortara e delle vie adiacenti restarono allagate. La stessa chiesa della Consolazione fu invasa dall’acqua fino al primo gradino dell’altare maggiore; i danni dovettero essere ingenti, tanto che prima (nel 1658) si dovette procedere all’innalzamento del piano di pavimentazione sia del presbiterio che del coro e poi nel 1666 ad un altro restauro, consistente nell’imbiancatura della volta e nella realizzazione dello stemma dei Servi di Maria, con l’iscrizione che fa riferimento proprio a quell’intervento, infatti ancora oggi leggiamo “Restauravimus A.D. 1666”.
Questo caso non fu isolato, basti ricordare che diversi autori settecenteschi riportano la notizia relativa all'inondazione del novembre 1705, quando le acque del Po strariparono; in quel frangente, per evitare che le acque penetrassero in città, si chiusero e si “terrapienarono” le porte delle mura, compresa quella di San Giovanni Battista "con terra, mattoni e calce". Attraverso questo espediente i danni furono limitati, ma nonostante l'impegno profuso si registrarono comunque alcuni allagamenti proprio nella zona orientale della città, che coinvolsero anche la chiesa della Consolazione e le case adiacenti.
Continuando il nostro excursus storico, si può dire che i padri dell’antica Congregazione servita (già assorbita nell’Ordine dei Servi dal 1570 sotto la Provincia religiosa di Mantova), tennero l’intero complesso della Consolazione fino al 1781, quando papa Pio VI decretò la soppressione del convento. I chiostri, gli orti e i fabbricati adiacenti furono assegnati all’Opera Pia Esposti, mentre l’officiatura del Tempio passò a sacerdoti ex gesuiti.
Proprio in quel periodo si costruì il fabbricato monumentale prospiciente corso Porta Mare, che fu adibito a reclusorio per gli esposti maschi, poi nel 1843 ad istituto delle zitelle e convertite sotto la gestione delle Suore di Cartità, indi nella seconda metà dell’Ottocento a lazzaretto.
La chiesa, invece, rimase aperta al culto, sia pure a fasi alterne, fino 1883 ed in seguito variamente utilizzata insieme all’ex convento per usi impropri (stalla, deposito militare nel 1877, ricovero per carri funebri, ospedale militare nel 1916 e magazzino comunale).
Si pensi che persino il celebre Gabriele D’Annunzio visitò la chiesa di Santa Maria della Consolazione, ma proprio nel momento forse di maggiore degrado, nel novembre 1898: in alcuni brani tratti da “Le faville del Maglio”, un d'Annunzio teso ad esplorare i risvolti più nascosti della sua vita, ci parla di un edificio sacro ormai in degrado, abbandonato, impregnato di umidità, lugubre ricovero di carri funebri. 
I restauri novecenteschi
Più o meno in queste condizioni il tempio di Santa Maria della Consolazione giunse fino al 1962, anno in cui fu sgomberato dai materiali accumulati e da alcuni carri funebri, che ancora si trovavano ricoverati in quello che era ormai diventato un magazzino comunale. Tale testimonianza mi è stata fornita direttamente dall’amico Oreste Marchetti, che in quel periodo si recò più volte per motivi di lavoro nella chiesa.
Le sfortunate vicende che avevano coinvolto l’edificio di culto nel corso del XIX secolo e nella prima metà del Novecento, avevano portato, inoltre, alla rimozione di tutti gli arredi storici interni e alla perdita di gran parte delle decorazioni.
Solo nel 1964 i Padri francescani di Santo Spirito ripresero l’officiatura della chiesa, ma negli anni ‘60 e fino al 1970 essa venne interessata da importanti interventi di restauro, spesso sollecitati dallo storico Silio Italico Sarpi e promossi tra gli altri dalla Ferrariae Decus (con il contributo della Cassa di Risparmio di Ferrara) e dal Comune di Ferrara; in tale occasione, oltre al recupero dell’interno, si procedette tra l’altro anche al restauro della facciata, nell’ambito del quale vennero chiuse, oltre a quattro finestre ricavate tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento nella parte bassa, anche un ampio portone, aperto da tempo alla destra del portale della chiesa per consentire il passaggio dei veicoli.
Queste ed altre opere, realizzate a più riprese anche negli ultimi decenni, hanno reso possibile l’apertura al pubblico nei giorni festivi. La chiesa di Santa Maria della Consolazione, dopo essere stata retta dai padri francescani di Santo Spirito, attualmente è officiata da un padre per la Chiesa Ortodossa Rumena.
Per quanto riguarda la facciata del tempio, è uno dei tanti “esempi di non finito” a Ferrara, in quanto le riseghe in cotto denunciano chiaramente che essa doveva essere rivestita di marmo. Lo stesso protiro che dà sul sagrato è parte di un portico non completato: entrando nella chiesa si nota nella lunetta l’affresco che rappresenta la “Madonna in trono fra angeli”, opera della seconda metà del XVI secolo attribuita al Bastianino e restaurata nel 1997. Il portale d’ingresso è incorniciato da due pilastri marmorei e da una trabeazione con l’iscrizione latina che ricorda l’intitolazione del tempio alla pia Madre della Consolazione.
Di notevole interesse l’abside monumentale della chiesa, sintesi delle esperienze rossettiane precedenti, che si può apprezzare in tutta la sua monumentalità da via Rampari di San Rocco. Un tempo vi erano anche due absidiole laterali, delle quali una sola è presente, sia pure modificata nel tempo.
Gli studiosi si soffermano, infine, sulla particolare suggestione dell’interno dell’edificio di culto, che presenta tre navate divise da pilastri, sette a destra e sette a sinistra). Tali pilastri presentano eleganti capitelli marmorei sui quali sono impostati gli archi a tutto sesto ornati da cotti. Da ciascun pilastro parte poi una lesena che si slancia verso l’alto, raggiungendo prima una cornice e poi una trabeazione anch’essa in cotto.
Oltre allo splendido affresco del catino del coro, sulle pareti della navata destra si possono notare alcuni brani di affresco e lapidi sepolcrali; una di queste ricorda il notaio ferrarese Gerolamo Bonsignori, morto nel 1599, attivo alla corte di Ercole II e del Cardinale Luigi d’Este.
La chiesa è priva di transetto, ma è dotata di un’ampia zona absidale completamente inondata di luce, effetto che crea un’atmosfera quasi metafisica.
 
 
 
Ultima modifica: 23-12-2016
REDAZIONE: Beni Monumentali - Centro Storico
EMAIL: n.frasson@comune.fe.it