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Bagni Ducali

Localizzazione 

Via Alfonso d'Este 13 


Funzione 

Uffici Comunali


Cenni storici

(a cura di Francesco Scafuri)
 
La palazzina dei Bagni Ducali, pregevole esempio di architettura del Cinquecento
La Palazzina, costruita in gran parte dal 1541 al 1542 per ordine del duca Ercole II d'Este, è attribuita da alcuni studiosi a Terzo Terzi, mentre altri propendono per il più celebre Girolamo da Carpi (Ferrara 1501-1556), artista eclettico citato persino dal Vasari nelle sue "Vite", sia come pittore che come architetto della corte estense. Nello stesso periodo alcuni pittori di chiara fama come il Garofalo, Camillo Filippi, Battista Dossi e lo stesso Girolamo da Carpi, erano impegnati nella grandiosa opera di decorazione del nobile edificio, oggi purtroppo scomparsa a causa delle trasformazioni operate nel tempo.
La Palazzina, la cui altezza varia dai 9 ai 14 metri circa, è articolata attorno ad un cortile "secondo un evidente riferimento alla domus romana". Il prospetto principale esterno, che si affaccia verso l’attuale Parco del Montagnone, é caratterizzato nella parte centrale da una loggia a tre arcate di ordine rustico, sopra la quale sta una loggetta tripartita contrassegnata da pilastrini, che sono formati da foglie d'acanto in pietra nella parte inferiore e da piccoli conci di mattone in quella superiore. La loggia e la loggetta sono affiancate da due corpi, conclusi con un timpano triangolare, tripartiti da pilastri rustici nella parte bassa e contraddistinti da due finestre centrali sovrapposte. Soprattutto per la costruzione della facciata della Palazzina, ci si riferì quasi certamente ad alcuni schemi adottati dal grande architetto e pittore Giulio Romano nel palazzo Te a Mantova, edificato e decorato tra il 1525 e il 1535. Ma complessivamente per il fabbricato dei Bagni Ducali si fa riferimento ad un altro esempio ferrarese, cioè al cinquecentesco palazzo Naselli Crispi di via Borgo dei Leoni, attribuito allo stesso Girolamo da Carpi.
La verde delizia estense nel XVI secolo
La palazzina in origine faceva parte di una delle più belle "delizie" estensi della città, poi in gran parte distrutta nel corso del XVII secolo, caratterizzata anticamente da un monumentale “pergolone”, da un labirinto circondato da un boschetto e da un ampio giardinetto di fiori con splendide aiuole, “piante gentili”, un’uccelliera e una fontana di marmo; vi si trovavano anche diversi animali, tra cui i famosi "galli d'India", inoltre si allevavano fagiani, pavoni bianchi ed altri uccelli. L’intera delizia era sovrastata da un riporto di terra di notevoli dimensioni, la cosiddetta “Montagna” (oggi conosciuta come “Montagnone”), a ridosso della quale insistevano due ambienti a volta finemente decorati. I pendii della collinetta artificiale, costruita in origine a fini militari insieme al baluardo omonimo, erano abbelliti con viti ed alberi da frutto, mentre alla base si sviluppava una grande peschiera. In prossimità della "Montagna", oggi come allora, si trovava la Palazzina, che fu risparmiata dalle distruzioni seicentesche in quanto divenne caserma delle truppe pontificie, assumendo in seguito il nome di "Quartiere".
Gli sviluppi successivi
Nella seconda metà del '700 lo storico Scalabrini definì l’edificio "Fabbrica del Bagno" (o Bagni Ducali) forse prendendo spunto da fonti più antiche, che accennavano alla presenza di una stanza da bagno al suo interno e a sofisticati impianti idraulici; tale denominazione, ripresa poi dal Melchiorri nel 1918 e via via anche dagli altri studiosi, entrò nell'uso comune. Ma in realtà il nobile fabbricato era conosciuto originariamente come Palazzino de la Montagna di Sotto o di San Giorgio oppure Casin de la Montagna.
Nel 1799 le truppe francesi occuparono la zona del Montagnone e adibirono l’edificio a presidio militare e stalla, in seguito ulteriormente adattato a "reclusorio" dei precettati.
Nel corso del XIX secolo venne sistemato a pubblico passeggio tutto il tratto interno delle mura orientali, collegando Corso Giovecca con la Porta di San Giorgio mediante una strada, via Quartieri, poi denominata viale Alfonso I d'Este.
Verso la fine dell'Ottocento, oltre all’allargamento della sede stradale, alla demolizione di alcuni piccoli fabbricati addossati all’edificio estense e alla costruzione del vicino acquedotto, la palazzina venne adattata per accogliere un “Caffè con magazzini” e l’abitazione del custode. Agli inizi del Novecento ospitò poi la scuola elementare "Biagio Rossetti", destinazione d'uso che rimase inalterata fino al 1944, quando molte stanze dei "Bagni Ducali" furono occupate dagli sfollati.
Negli anni Cinquanta si intrapresero ulteriori lavori di ampliamento di via San Maurelio e dell’attuale viale Alfonso I d'Este, quindi si puntò alla riqualificazione del Parco del Montagnone, tuttavia la Palazzina dei Bagni Ducali versava ancora in uno stato di abbandono. Tale situazione di degrado si protrasse ancora per diversi anni, ma finalmente a partire dal 1975 il Comune avviò l’opera di recupero dell’edificio cinquecentesco, condotta a più riprese anche negli anni successivi. Ora il complesso architettonico è sede prestigiosa di uffici comunali.
 
 
Ultima modifica: 23-12-2016
REDAZIONE: Beni Monumentali - Centro Storico
EMAIL: n.frasson@comune.fe.it