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Bullismo o prepotenze?

Cronache e Commenti
02 febbraio 2014
Studentessa presa di mira da tre bulli
Due ragazzi e una ragazza, tra i 16 e i 17 anni, denunciati per lesioni, atti persecutori e minacce a una loro compagna


SANT’AGOSTINO - Per alcuni mesi se la sono presa con una loro compagna, perseguitandola e causandole anche lesioni.
Così tre minorenni, due ragazzi e una ragazza di età compresa tra i 16 e i 17 anni, sono stati denunciati dai carabinieri per i reati di lesioni, atti persecutori, minacce e ingiurie ai danni di una loro compagna, anche lei minorenne. Tutti e quattro i protagonisti della vicenda frequentano un istituto superiore dell’Alto Ferrarese e vivono in uno dei paesi che rientrano nel territorio dei sei Comuni della zona: in particolare la vittima e due dei presunti bulli abitano nello stesso centro, mentre il terzo denunciato vive in un paese vicino, ma sempre nell’Alto Ferrarese. Stando alle indagini che hanno condotto i carabinieri di Sant’Agostino, che hanno ricevuto la denuncia dai genitori della ragazzina presa di mira dai compagni, l’atteggiamento ostile nei confronti della studentessa si stava protraendo da tempo. Comportamenti persecutori che i tre presunti bulli hanno messo in atto nei confronti della compagna, non solo a parole, ma anche - da quello che hanno potuto accertare gli investigatori dell’Arma - alzando le mani, con strattoni e spinte, al punto che a causa di una caduta la ragazzina ha subìto anche lesioni. E in più anche minacce, verbali e telefoniche, nei confronti della studentessa, perché non raccontasse quello che stava succedendo.
Ma i familiari della ragazzina presa di mira si sono accorti, con il passare dei giorni, che c’era qualcosa che non andava, così sono riusciti a farsi raccontare dalla figlia quello che stava succedendo. E a quel punto, vista la situazione, si sono rivolti ai carabinieri di Sant’Agostino, per denunciare quello che la ragazzina stava subendo.
I militari hanno subito iniziato, con tutta la delicatezza del caso, gli accertamenti per ricostruire l’intera vicenda. E al termine di una articolata serie di indagini denunciato in questi giorni i due ragazzi e la ragazza al Tribunale dei minori, i cui magistrati ora dovranno decidere i provvedimenti da prendere nei confronti dei tre

Ragazzi a scuola

03 febbraio 2014
«Mai sottovalutare il bullismo»
Benatti(Vittime di Stalking): dopo la denuncia ai tre ragazzi che tiranneggiavano la compagna


SANT’AGOSTINO. Ha fatto scalpore in tutto l’Alto Ferrarese la denuncia dei carabinieri di Sant'Agostino nei confronti di tre minorenni. Due ragazzi e una ragazza, tra i 16 e i 17 anni, accusati di atti persecutori, minacce, lesioni e ingiurie ai danni di una loro compagna, anche lei minorenne. «Il bullismo - spiega Maurizio Benatti, presidente dell’associazione Vittime di Stalking, che opera proprio a Sant'Agostino - non è uno scherzo e di conseguenza va affrontato seriamente, in quanto è padre dello stalking, come dimostrano i casi che ci ritroviamo ad affrontare tutti i giorni: un adulto persecutore è spesso stato un bullo da ragazzo. Un bullo non agisce mai da solo, ma si muove sempre in gruppo, come accaduto in quest’ultimo caso. E spesso agisce anche solo per sostenere il suo compagno che dà inizio agli atti di persecuzioni nei confronti della vittima».
Un fenomeno, ribadisce Benatti, «che coinvolge molto da vicino le scuole , anche se ancora oggi, almeno per quanto riguarda la realtà nell'alto Ferrarese viene preso ancora sotto gamba da molti istituti scolastici, che preferiscono non parlare agli studenti di questo problema. Negli anni passati la nostra associazioni si era proposta all'interno delle scuole superiori, per sviluppare in accordo con i dirigenti, progetti di prevenzione e informazione per contrastare la violenza nella scuola, ma l'unico istituto che ha aderito al nostro progetto e stato l 'Ipsia di Cento, che ancora oggi a distanza di due anni i docenti e gli studenti , in concomitanza con i programmi scolastici, stanno portando avanti il progetto per prevenire, riconoscere e sconfiggere il bullismo e lo stalking». Un progetto, rileva il presidente dell’associazione Vittime di Stalking, che «non comportava costi nè per i Comuni ne per le scuole, e avere trovato le porte chiuse per noi e stato molto triste, in quanto poteva essere un utile opportunità per i giovani ». La Prefettura di Rovigo in collaborazione con comune e forze dell'ordine, proprio nei giorni scorsi ha distribuito a ragazzi e famiglie una guida per non rimanere intrappolati nella rete dei bulli dal titolo "Bullismo e Cyberbullismo: che fare?", a Ferrara in merito alla sua esperienza cosa si sta facendo ? «Ancora poco, noi come associazione fatichiamo, nonostante le continue richieste ai Comuni per svolgere incontri pubblici o aprire piccole sedi per incontrare privatamente le vittime su appuntamento. Tutto perché a oggi questo fenomeno suscita ancora disagio e vergogna: gli unici due comuni che ci hanno dato uno spazio, sono stati il comune di Sant'Agostino e quello di Ficarolo, e per quanto riguarda le scuole , la disponibilità di aprirci le porte e stata ancora meno. Noi ci auguriamo che tante più persone apriranno gli occhi in merito a questo problema e che venga incentivata la prevenzione nelle scuole».
La sede dell'associazione, a San Carlo, è ancora inagibile a causa del terremoto e i volontari sono in attesa di avere una nuova collocazione da parte del comune di Sant'Agostino. E in più nei giorni scorsi i ladri hanno portato via dalla sede inagibile di Piazza Pola materiale utile per l'attività dell'associazione.
Maria Teresa Cafiero


QN - Il Resto del Carlino 12/01/2014 ed. Ferrara p. 5
Adolescente malmenata da un gruppo di coetanee
IN PIENO CENTRO BULLISMO 'ROSA' DAVANTI AL MC DONALD'S DI PIAZZA TRENTO TRIESTE. LA GIOVANE È FINITA ALL'OSPEDALE


BABY GANG 'in gonnella' in azione nella tarda mattinata di venerdì in pieno centro storico. E' stato un vero e proprio atto di bullismo quello che si è consumato davanti al Mc Donald's di piazza Trento Trieste. E stavolta a prendersela con una coetanea è stato un gruppo di ragazzine, tutte minorenni. Un episodio inquietante che però è sintomo di un fenomeno - quello del bullismo 'rosa' - che va sempre più diffondendosi nel mondo degli adolescenti. Il tutto è accaduto intorno alle 12. La piazza era piena e il marciapiede davanti al fast food pullulava dei tanti giovani che, finito un altro giorno di scuola, si erano ritrovati lì per mangiare un panino e scambiare qualche chiacchiera. Ad un certo punto una 14enne che si trovava a passare nei pressi del Mc Donald's si è vista accerchiare da tre coetanee. Scoppia una lite, per futili motivi. Questioni da ragazzine, che però ben presto fanno diventare il clima rovente. In pochi istanti si passa dalle parole alle vie di fatto e le tre giovani aggrediscono la coetanea. LA RAGAZZA non riesce a difendersi e il gruppo ha ben presto il sopravvento. Partono spintoni e si alzano le mani. Alcuni secondi di terrore per la 14enne che, dopo essere sfuggita alle grinfie delle altre ragazzine, ha raccontato tutto ai genitori. Per lei è stato necessario un passaggio al pronto soccorso dell'ospedale di Cona, dove è stata sottoposta ad alcuni controlli precauzionali per le contusioni riportate nella colluttazione. I medici l'hanno dimessa con una prognosi di tre giorni. L'episodio è stato denunciato ai carabinieri della stazione di corso Giovecca che ora sono al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. Ma quello di venerdì non è stato l'unico episodio di bullismo al femminile che si è verificato di recente in città. A inizio novembre infatti, una madre aveva denunciato alla polizia l'aggressione subita dalla figlia 13enne, colpita alla testa de una compagna nel bagno della scuola. La giovane aveva rimediato, oltre ad un grosso spavento, un trauma cranico e alcune contusioni, fortunatamente guarite in pochi giorni. f. m.

Ragazzi a scuola









27 settembre 2013
La parola bullismo non c’entra
L’intervento di Elena Buccoliero, sociologa e giudice del tribunale minorenni


di ELENA BUCCOLIERO
Lasciamo da parte la mancanza di valori. Quando un ragazzo di 15 anni estrae un coltello lo fa solitamente per difendere un valore, non importa se condivisibile né il fatto che i mezzi adoperati certamente non lo sono. Non scomodiamo la parola bullismo : dal poco che ora sappiamo non risulta fosse in atto una relazione di prepotenza. Evitiamo senz'altro paragoni fuori misura con altre forme di violenza o azioni armate in ambito scolastico, che con questa proprio nulla hanno a che fare. Che cosa c'è dietro ad un'aggressione con il coltello tra due compagni di classe? Impossibile stabilirlo a priori, ogni ipotesi è sbagliata e invadente se non si conoscono i protagonisti, serve appena a ricomporre il turbamento degli adulti. Nei processi contro imputati minorenni vedo sfilare giovani che hanno agito violenza per le ragioni più svariate: chi ha difeso la mamma la patria la reputazione la ragazza, chi ha reagito ad una provocazione reale o ipotetica, vendicato azioni avvenute in altri tempi e luoghi - reali o virtuali - contro di sé o altri... La violenza è inaccettabile, sempre. Cercare le ragioni è un modo non per dimenticarlo ma per capire. Uno studente del primo anno esce di casa con un coltello e uno scopo. Lo ripassa dentro di sé, lo prepara nella fantasia. Sarà consapevole che per qualcuno potrebbe finire male? Si renderà conto di commettere una cosa grave come un reato, una di quelle che comunque lasciano cicatrici non eliminabili in giorni 3? Aveva qualcosa di tanto importante da rivendicare, ne avrà parlato con qualcuno? E in ogni caso, come ha costruito dentro di sé la falsa idea che vede la soluzione nella lama di un coltello? O che gli dà lo spazio di pensare ad un'arma in un luogo che si vorrebbe disarmato e disarmante, dove al posto dei metal detector ci siano sguardi pronti e sinceri - come quello del docente che subito e coraggiosamente è intervenuto a disarmare. A furia di frugare l'aggressore ci pare meno estraneo ma la violenza è ancora inaccettabile, non l'abbiamo scordato. Anche perché intorno tira una brutta aria, sono quotidiani gli esempi di chi vi ricorre troppo alla svelta: adulti fanno lo stesso con chi gli soffia il parcheggio, o la fidanzata. Le domande sovrastano le risposte ed è un bene. Bisogna vedere se i "grandi" riescono a tenerlo dentro questo ragazzo con il coltello, e lui non più del suo compagno. Tenere dentro la paura e la solitudine di entrambi, la paura e la solitudine di tutti gli altri intorno, e ora il bisogno dei protagonisti di non essere etichettati, di ricevere quell'ascolto che riordina il conflitto e toglie a chi ha subito il desiderio di ribattere con la stessa moneta. Del resto, basta soffermarsi un attimo per ritrovare le somiglianze tra i due ragazzi. Verrebbe voglia di tracciare una strada che li riavvicini proprio su quelle emozioni dure, sgradevoli e forti che avranno condiviso su lati opposti. Di dire loro, tra le altre cose, che le parole sono uno strumento di tutti, che estrarre un coltello dalla tasca non rende forti e nemmeno uomini. Una via possibile è la mediazione penale, in Emilia Romagna l'applichiamo poco ma potrebbe essere preziosa e, in casi come questi, di per sé vale l'impianto processuale, è un luogo di apprendimento. Io poi evoco il penale ma a un processo potrebbero non arrivarci affatto. Chissà se i genitori del ragazzo aggredito decideranno di fare querela? Generalmente lo si fa a tutela della vittima eppure nella giustizia minorile, dove la parola "rieducazione" ha un senso, l'udienza può essere tutelante anche per l'aggressore. In fondo arrivare in tribunale per tre giorni di prognosi vale più per il significato del gesto che per la gravità, e se il ragazzo ferito si sentirà al sicuro e soddisfatto da altri rimedi - una spiegazione, delle scuse sincere, una forma di riparazione che può essere pensata - può darsi che l'azione penale non aggiunga niente. Bisogna però che almeno questo ci sia. Penso all'aggressore, adesso. Forse gli basterebbe un confine, un riferimento, uno spazio di ragionevolezza, o forse sta rischiando davvero. Non lo conosciamo. Mettiamola così: qualora un ragazzo fosse sull'orlo della devianza, è meglio per lui essere fermato prima dei 18.
* sociologa e giudice onorario per il Tribunale per i Minorenni dell'Emilia Romagna si occupa di minori presso il Servizio sanità e politiche socio-sanitarie del Comune di Ferrara


24 novembre 2013
Gli studenti contro la violenza
Iniziativa al “Zanandrea”. Ragazzi del liceo Cevolani a confronto su bullismo, maltrattamenti e abusi


CENTO. Dal passato di chi commette violenza, al futuro di chi l'ha subita; dalla percezione distorta del corpo che i media trasmettono fino a specifiche esperienze personali, gli studenti del liceo Cevolani si sono confrontati sui temi del bullismo, del maltrattamento e dell'abuso (fisico, psicologico e sessuale) sui minori. In occasione della Giornata mondiale per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, ieri Spazio Aurora e Fondazione Zanandrea hanno organizzato una giornata e un appuntamento, quello di Cento%Ragazzi dedicato ieri mattina al dialogo aperto tra giovani, istituzioni e comunità, per riflettere sul diritto e sul dovere che ognuno ha di curare, amare e rispettare il proprio corpo e la propria mente, nella relazioni interpersonali come su Facebook, oltre alla necessità di parlare per rompere i vincoli che stanno alla base di quel pericoloso e contorto circolo che innesca la violenza. «In ogni momento - ha aperto Carolina Spota, direttore di Spazio Aurora - con gli amici come sui social network, usate la testa e il cuore, parlate e rispettatevi, sapendo che ci potrebbe sempre essere qualcuno che usa le informazioni che rendete pubbliche contro di voi. Così l'abuso, diventa un tema su cui riflettere a casa come a scuola. Per questo Spazio Aurora nella sede della Fondazione aiuta in questo senso adulti e bambini con le loro famiglie». Una sfida importante quella raccolta due anni fa dalla Fondazione Zanandrea, come ha spiegato il presidente Ivan Mazzoni, di occuparsi non solo di minori allontanati dalle famiglie, ma anche di abuso, offrendo uno sportello e un punto di riferimento importante nel territorio. Un servizio gestito da Spazio Aurora, che in particolare a Cento, sta seguendo 6 persone (2 minori e 4 adulti), 6 nel Bolognese e 22 a livello regionale. Un confronto aperto tra l'assessore alla scuola Maria Rolfini che ha spiegato come il Comune, attraverso il progetto della Regione, stia promuovendo nelle scuole un nuovo modello culturale basato sul rispetto delle differenze di genere e sulla tutela dei minori, tra i ragazzi del liceo Cevolani e gli specialisti di Spazio Aurora, Michele Frigieri e Silvia Girotti. E nel rispondere alle domande degli studenti, l'esempio: «L’abuso è come un terremoto interiore, crea una frattura con la vita futura. La sfida per noi è quella di dare un sostengo adeguato, per voi è di parlare e confidarvi con un adulto che vi possa aiutare». Con Cento% Infanzia, il pomeriggio al Zanandrea è stato dedicato ai più piccoli e alle loro famiglie: dopo la caccia al tesoro, la presentazione del Calendario Avis 2014 Colori in Libertà, giochi, merenda e premiazioni per tutti, a conclusione della giornata trascorsa assieme.
Beatrice Barberini



19 dicembre 2013
Altre minacce al ragazzino: stalker arrestato
Ieri il via al processo e la famiglia della vittima presenta denunce contro altre persone


La persecuzione dura dal settembre scorso. E nonostante le ripetute denunce della vittima e della sua famiglia, si è fatto ben poco dal punto di vista giudiziario, fino all’arresto della settimana scorsa. Ora dopo l’arresto del persecutore, dello stalker di turno, Daniel Punzetti, 24 anni, che si trova ai domiciliari, l’intera vicenda viene vista alla moviola in tribunale.
Ieri mattina il processo per direttissima contro Punzetti, proprio per l’ultimo degli atti di stalking su un ragazzo minorenne di 17 anni, che aveva preso di mira, insultandolo su Facebook con un profilo finto, difendendolo poi con quello suo personale, vero. Poi nel culmine di questo parossismo persecutorio, la settimana scorsa l’ aveva atteso fuori scuola, e poi aggredito, minacciandolo: da qui poi l’arresto, ora sotto la lente di ingrandimento dei giudici. Ieri mattina sono sfilati davanti al giudice Luca Marini e al pm Stefano Antinori, i primi testimoni: la vittima, il padre del ragazzo e il carabiniere che ha eseguito l’arresto dello stalker.
Il processo è stato poi aggiornato all’8 gennaio quando sfileranno altri testimoni del fatto e non solo. Perchè in realtà al centro di questo processo non vi sono solo gli atti che hanno portato all’arresto dei giorni scorsi, ma mesi e mesi di persecuzione. Tanto che il padre del ragazzo arriva a dire che ormai il figlio «vive sotto scorta, dei familiari, e indirettamente, il suo persecutore ha rovinato la vita anche a me, alla mia famiglia». Da mesi il figlio infatti non si muove se non accompagnato, dappertutto. Con l’incubo di incontrare questa persona che lo perseguita e che ora finalmente è agli arresti. Ma nonostante sia detenuto in casa, riesce indirettamente a condizionare la vita del ragazzo e della sua famiglia. Non a caso il padre del ragazzo ha presentato una nuova denuncia contro una persona che ha avvicinato il ragazzo prima del processo, facendo pressioni su di lui per condizionarne la testimonianza e per farlo recedere dalle denunce fatte contro il suo stalker. Insomma, la vicenda non si sta appianando, a quanto sostiene la famiglia della vittima. La vicenda ricordiamo, ha il suo inizio diversi mesi fa quando vittima e stalker si conoscono e si scambiano amicizia su Facebook. Da quel momento il diciassettenne ha cominciato a ricevere insulti e messaggi inquietanti sulla sua bacheca da parte di utenti sconosciuti, ai quali puntualmente Punzetti replicava per difendere l'amico. Ingiurie e offese però continuavano ed è partita la denuncia: gli accertamenti avevano portato a scoprire che chi insultava il ragazzino e chi lo difendeva su Facebook erano la stessa persona. Punzetti non è nuovo ad atti di persecuzione e bullismo nei confronti di ragazzini. Ora quest’ultimo caso. Sarà davvero l’ultimo?



03 ottobre 2013
Telecamere sui bus per cogliere sul fatto vandali e bulli
A fine anno comincia l’installazione su 300 vetture Tper Più sorveglianza da parte degli autisti, raffica di controlli


Telecamere con immagini registrate saranno montate sugli autobus per contrastare vandalismi e bullismo. La decisione è stata presa ieri mattina, nel corso di un vertice a Comacchio tra gli enti locali, Tper e Agenzia della mobilità, e troverà applicazione tra la fine dell’anno e la primavera 2014, su tutti gli autobus in servizio nella provincia di Ferrara, sia del servizio urbano che dell’extraurbano. Le telecamere saranno piazzate sul soffitto dell’autobus, più o meno all’altezza della postazione del conducente, e registreranno tutto quanto succede all’interno del veicolo, per l’intera durata del servizio. Le registrazioni saranno conservate per un certo periodo di tempo, in maniera tale da poterle consultare quando saranno segnalati problemi: danneggiamenti di sedili, imbrattamenti e insudiciamenti, episodi di bullismo o vere e proprie violenze.
Il programma di “copertura” video di circa 300 autobus Tper ferraresi era previsto dal progetto Gim, il sistema di georeferenziazione degli autobus, che consentirà tra l’altro di conoscerne la posizione rispetto ad una fermata con una semplice chiamata. A Bologna, dove il sistema Gim è attivo da tempo, su molti autobus è stata già montata la telecamera. Nella nostra provincia la videosorveglianza sarà potenziata in coincidenza con alcuni episodi accostati al bullismo (ieri al vertice sono stati ridimensionati a goliardia) tra studenti del Basso Ferrarese, avvenuti appunto su bus extraurbani della Tper, per contrastare i quali l’azienda «si è impegnata ad intensificare la presenza dei controllori e ad allertare gli autisti affinché segnalino» quanto succede. In realtà Tper e Ami puntano all’effetto deterrenza nei confronti del vandalismo, che tre anni fa aveva raggiunto il picco di 150mila euro di danni e che è calato solo un po’.
L’intero progetto Gim costa 1,4 milioni di euro, divisi a metà tra Provincia e Comune da una parte (in realtà si tratta di un finanziamento Ami) e Regione dall’altra. È anche previsto l’allestimento di alcune fermate, tra le oltre 2.000 del servizio, con le paline a messaggio mobile, in grado d’informare tutti gli utenti presenti sul tempo di attesa dell’autobus, basato sulla sua posizione reale.
Le prime telecamere saranno montate entro la fine dell’anno, mentre l’installazione di tornelli di sicurezza sui bus è stata bocciata dalla Motorizzazione civile. La campagna straordinaria di controllo dei biglietti, che assume anche delle connotazioni relative alla sicurezza in vettura, è invece partita da qualche giorno e durerà per altre due settimane. I controllori si muovono in squadra, spesso in presenza di un dirigente di Tper o dell’Ami.(s.c.)



8 novembre 2013
«Atti di bullismo su mia figlia» Mamma denuncia alla polizia


«Riferisce episodio di bullismo a scuola, dove ha battuto la testa senza perdere coscienza» recita la carta del pronto soccorso. Un atto di bullismo (presunto) sul quale ora dovrà fare chiarezza la...
«Riferisce episodio di bullismo a scuola, dove ha battuto la testa senza perdere coscienza» recita la carta del pronto soccorso. Un atto di bullismo (presunto) sul quale ora dovrà fare chiarezza la polizia, dove la mamma della ragazzina si è recata per denunciare il fatto, accaduto in una scuola media della città. Un episodio dai contorni non chiari, o almeno, al momento, frutto di una ricostruzione unilaterale e parziale da parte della mamma della ragazzina che ha denunciato il fatto all’ufficio minori. La scuola interpellata, per tutelare la ragazzina, non vuol entrare nel merito, poiché - da quanto si apprende da altre fonti -, l’episodio e altri fatti raccontati nella denunciati sarebbero troppo parziali.
L’episodio sarebbe accaduto mercoledì scorso in una scuola della città: la ragazzina avrebbe chiamato la madre a metà mattina dicendo di esser stata aggredita in bagno, dove - secondo il racconto fornito - dopo esser entrata nei servizi della scuola, all’improvviso, veniva aperta la porta che la colpiva alla tempia, facendola cadere a terra, mentre la ragazzina avrebbe poi visto una compagna uscire ridendo come compiaciuta del fatto. Fatto che secondo la mamma si sarebbe ripetuto altre volte, “atti di pressione psicologica di un gruppetto di ragazze sulla figlia”. Fatti segnalati e portati a conoscenza di preside e professori. Da quanto si apprende, però, la situazione non è così lineare come è raccontata. Spetterà all’ufficio preposto, della polizia, l’ufficio minori, svolgere accertamenti sull’episodio, inserito in un contesto molto difficile e di conflittualità con la scuola stessa che sta cercando di aiutare famiglia e ragazza. La mamma interpellata ieri ha riferito di avere un incontro la settimana prossima con un dirigente dell’ufficio scolastico. Ufficio scolastico che sarebbe stato portato a conoscenza dalla scuola stessa della situazione.



27 novembre 2013
Vigili urbani a scuola di bullismo
Un corso per gli agenti di quartiere, in servizio nelle scuole, Un modo per imparare e intervenire davanti ad episodi tra adolescenti


Gli agenti della polizia municipale di Ferrara sono tornati a scuola per studiare il bullismo: con l'aiuto degli esperti di Promeco, l'Unità operativa del Comune e dell'Azienda sanitaria di Ferrara, gli agenti al corso di formazione che hanno seguito hanno potuto approfondire cosa si nasconde dietro atti di prevaricazione e aggressività, con uno sguardo al fenomeno del bullismo «nella consapevolezza che ‘fare rete' tra istituzioni, unendo le diverse esperienze e professionalità, è il modo migliore per affrontare le criticità».
Gli agenti, soprattutto quelli di quartiere, prestano servizio all'entrata e uscita dalle scuole, svolgono l'attività di educazione stradale e Sono sentinelle delle criticità del quartiere e attivano le azioni per contribuire al miglioramento delle condizioni di vivibilità del quartiere. Ed è proprio in questi ambiti che sempre più spesso capita di imbattersi in atteggiamenti di prevaricazione e di aggressività tra ragazzi non facili da interpretare e risolvere.
Da qui la necessità di imparare per capire meglio in un due incontri formativi cui hanno partecipato 19 agenti del Corpo che hanno affrontato il problema del bullismo in tutte le sue facce.
In questo modo il Corpo di Polizia Municipale, grazie agli operatori di Promeco Luigi Grotti (coordinatore servizio), Beatrice Rovigatti e Tanja Bettoli (educatrici e psicologhe, esperte di dinamiche di gruppo e di adolescenti), ha aggiunto alla propria formazione strumenti utili per fronteggiare il fenomeno che, come è emerso negli ultimi tempi, è in crescita anche fra i preadolescenti.

Ultima modifica: 19-02-2014
REDAZIONE: Promeco - Centro per la Promozione della Comunicazione
EMAIL: promeco@comune.fe.it