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Chi siamo

DAL PROGETTO AL SERVIZIO:
LA DECLINAZIONE DEL CONCETTO DI 'PREVENZIONE' IN 25 ANNI DI ATTIVITA'



Promeco nasce ufficialmente con la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale del 25 giugno 1991, dell’assegnazione dei finanziamenti del Fondo nazionale per la lotta alla droga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
A Ferrara vengono assegnate le risorse per realizzare un “Servizio di promozione della comunicazione” finalizzato alla prevenzione dell’uso e abuso di sostanze.
Grazie alla determinazione dell’assessorato alla Sanità del Comune di Ferrara viene stilata una convenzione che regola le attività del nuovo servizio sottoscritta da Comune, Azienda USL e Provveditorato agli studi di Ferrara. Successivamente anche la Provincia di Ferrara entra a far parte del gruppo dei firmatari.
Gli operatori, messi a disposizione dal Comune di Ferrara e dall’Azienda USL provenivano da esperienze di recupero e riabilitazione nel settore delle tossicodipendenze con competenze specifiche in campo pedagogico, psicologico, educativo e sociologico. Per la realizzazione dei progetti che di volta in volta dovevano essere portati a termine, Promeco si è avvalso di personale con competenze diverse attraverso contratti di prestazione professionale.
Obiettivo iniziale del progetto era la costituzione di un servizio di prevenzione delle dipendenze con priorità di intervento verso l’ambito scolastico. Successivamente la gamma delle azioni è stata ampliata e differenziata pur rimanendo la scuola l’interlocutore privilegiato.
Dopo una prima fase di sperimentazione i progetti entravano a far parte delle proposte suggerite alla scuola al momento della programmazione scolastica. Le ricerche hanno riguardato ambiti diversi quali il Bullismo, l’HIV, stili di vita degli adolescenti e sono state effettuate in alcuni casi con risorse interne o in collaborazione con altri servizi quali l’Osservatorio epidemiologico per le dipendenze patologiche e l’Osservatorio Giovani del Comune di Ferrara.
Negli ultimi dieci anni, precorrendo i tempi di quello che sarebbe poi divenuta una prassi comune a quasi tutte le scuole italiane, Promeco ha sperimentato e quindi applicato su scala provinciale i progetti "Punto di Vista: l'operatore a scuola" e "Genitori di Adolescenti". Nel capitolo a seguire gli interessati potranno conoscerne nel dettaglio l'evoluzione del sistema Promeco.
Particolare non trascurabile nelle modalità di lavoro Promeco è rappresentata dalla 'valutazione esterna' a cui si sottoposta negli anni 2014-2015, caso più unico che raro, nei servizio offerti dalla pubblica amministrazione.
L'originalità e la qualità di "Punto di Vista" e " Genitori di Adolescenti" è stata riconosciuta anche dalla regione Emilia Romagna che li ha inseriti tra i 5 progetti di eccellenza attivi nella Regione.
Da sottolineare la stretta collaborazione in atto ormai da anni tra Promeco e le Università di Bologna, Dipartimento di Scienza dell'Educazione "Giovanni Maria Bertin" e Ferrara, corso di laurea in Scienze Filosofiche e dell'Educazione.

LA PRIMA CONFIGURAZIONE

Promeco si struttura come un servizio per la prevenzione costituito da operatori appartenenti a Enti diversi. Questa forma associata e condivisa ha favorito la continuità degli interventi nel tempo e una copertura territoriale che oggi ha un'estensione pari a tutta la provincia di Ferrara. La garanzia di poter lavorare in questo ambito senza interruzioni ha consentito di formare un gruppo di operatori particolarmente esperti con un patrimonio di conoscenze che rappresenta la risorsa fondamentale del servizio e il volano per produrre nuove idee e sperimentare nuove soluzioni. Inoltre la configurazione di Promeco come servizio che deve rispondere ai partner che lo sostengono impone di affrontare con il necessario rigore le fasi di programmazione pianificazione e controllo che ogni anno vengono discusse e approvate come previsto dal protocollo costitutivo siglato dai partner istituzionali.
Promeco si configura quindi come un'agenzia del territorio che interviene sui temi della prevenzione verso gli adolescenti nelle scuole. È una struttura snella che fa della capacità di analisi e flessibilità i tratti distintivi essenziali. Ciò consente di conoscere i problemi che si manifestano in modo tempestivo trasformando in pratica operativa le conoscenze man mano sopraggiunte per produrre progetti di intervento realmente efficaci. In quanto struttura pubblica, sostenuta da diversi partner pubblici, si occupa della programmazione annuale degli interventi, pianifica e verifica l'attività degli operatori e si fa carico della valutazione dei programmi appoggiandosi al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell'Università di Bologna.
Quella di Promeco si vorrebbe fosse la dimostrazione che è possibile realizzare strutture capaci di sperimentare e dare risposte concrete anche perché trattandosi di una struttura pubblica, per mandato istituzionale, può intervenire sperimentando nuove soluzioni con i mezzi e le competenze necessarie.
In estrema sintesi lo sviluppo di Promeco come servizio è stato caratterizzato da una fase iniziale dedicata a interventi formativi e informativi rivolti agli insegnanti e ai genitori in quanto ritenuti gli unici adulti significativi in grado di veicolare atteggiamenti e comportamenti volti a evitare l’uso di sostanze psicoattive. In seguito l'orizzonte si è allargato alla prevenzione di tutte le sostanze, anche quelle legali come l'alcol e il fumo di tabacco, fino ad approdare a un intervento articolato e particolarmente strutturato sul piano dei contenuti e sulla diffusione territoriale, sui temi del bullismo. Anche nell'affrontare questo tema, in una fase iniziale la scuola e gli insegnanti rappresentavano il target principale poiché a loro era affidato il compito di cambiare le condizioni in cui gli atti di bullismo e prevaricazione si manifestavano.

IL PUNTO DI SVOLTA

Un progetto successivo ha segnato il punto di svolta dell'attività del servizio. Una richiesta di intervento “anomala” avanzata dalle Ferrovie dell'Emilia Romagna (FER) a seguito dei danni derivati da atti di vandalismo compiuti da giovani studenti su un treno di pendolari, è stata accolta quasi fosse una sfida. Non si era più all'interno di una scuola in un ambito conosciuto, ma sul convoglio che ogni mattina portava a scuola i ragazzi dalla periferia alla città e si trattava di mettere a punto un intervento in grado di arginare gli atti vandalici, ma anche atti di bullismo a volte particolarmente odiosi. Gli obiettivi erano quindi molto concreti: si trattava di ridurre i danni materiali causati dai danneggiamenti alle cose, di ridurre o annullare le prevaricazioni e di migliorare al tempo stesso le condizioni di viaggio poiché diversi viaggiatori, infastiditi dalla gazzarra che era ormai la regola, preferivano scegliere altri mezzi di trasporto per recarsi al lavoro producendo così un danno economico oltre che di immagine all'azienda dei trasporti.

Agli operatori cui era stata fatta la richiesta era apparso chiaro che i progetti realizzati da Promeco nelle scuole fino a quel momento non erano replicabili per la mancanza di adulti significativi o sufficientemente autorevoli su cui poter contare.
Questo progetto, “Tutti vogliono viaggiare in prima”, ha rappresentato una svolta importante poiché ha consentito di rivedere la possibilità dell'intervento dell'operatore non solo come intermediario, ma come interprete dell'azione e quindi con un ruolo nuovo e pesantemente attivo. Gli operatori cui viene affidata la realizzazione del progetto salgono sul treno, creano una relazione di fiducia con gli studenti, diventano intermediari fra i giovani adolescenti e gli adulti rappresentati dagli altri viaggiatori, dalle famiglie, dal personale delle Ferrovie. Nel frattempo lo staff di Promeco cura i rapporti con i responsabili delle Ferrovie e con i sindaci dei paesi che stanno lungo la tratta ferroviaria per realizzare attività sinergiche con la programmazione degli interventi a bordo.

“Tutti vogliono viaggiare in prima” ha segnato un punto di riflessione e di svolta nelle politiche di prevenzione di Promeco. Le evidenze tratte da quel lavoro hanno determinato una discussione interna che ha portato a riconsiderare l'intervento di prevenzione in una dimensione nuova di concretezza operativa che vedeva gli operatori della prevenzione a diretto contatto con gli studenti delle scuole. Si stava facendo strada l'ipotesi, poi sperimentata sul campo e oggi pienamente operativa, che la Prevenzione non potesse essere basata solo su forme per quanto sofisticate di messa in guardia o di simulazione della realtà con l’obiettivo di addestrare le persone a comportarsi in modo adeguato, ma dovesse essere compiuta intercettando, affrontando e risolvendo le situazioni di disagio che si manifestano.

IL CAMBIO DI ROTTA

Questo cambio di rotta è scaturito da un'esperienza sul campo e dalla convinzione che non sia possibile definire nel presente come si possa attrezzare una persona in modo idoneo rispetto a ipotetici stimoli futuri. Prevenire, in un’ottica di prevenzione primaria e universale, l’uso di droghe, atti di bullismo, comportamenti sessuali a rischio, rischia di anticipare erroneamente condotte che non si presenteranno in futuro e di promuovere fattori protettivi inattuali rispetto alle contingenze di vita in cui si troverà a vivere l’adolescente. Il tentativo di specializzazione intorno a un tema, cercando di diventare esperti di quel particolare aspetto, probabilmente è superfluo... Da qui in poi si è fatta strada l'idea che la prevenzione potesse essere ripensata all'interno di una relazione di aiuto capace di far superare le difficoltà e rendere gli individui in grado di reagire in modo coerente contando sulle proprie forze e sull'aiuto degli operatori e delle persone adulte che fanno parte del loro contesto di vita. L’esperienza sul campo e la riflessione sul tema della prevenzione secondaria hanno informato lo sviluppo e la messa a regime di “Punto di Vista”: il progetto che rifacendosi al modello della prevenzione Indicata e Selettiva, la contestualizza nel sistema scuola e nel momento particolare di vita dell’adolescente, per renderlo, e insieme a lui gli adulti di riferimento, capace di reagire in maniera proattiva alle difficoltà evolutive del processo di crescita.

UN PUNTO DI ARRIVO E SPERIMENTAZIONE: LA "PREVENZIONE DEDICATA E ATTIVA"

Nell’ambito della prevenzione in adolescenza, partendo dalla suddivisione di prevenzione universale, selettiva e indicata, sono stati elaborati programmi articolati e specifici in base ai fattori di rischio del target cui si rivolgono. Parallelamente le agenzie deputate alla verifica e alla valutazione di tali programmi hanno sviluppato linee guida per la pianificazione di azioni di prevenzione efficaci. Il panorama degli interventi e della ricerca in questo settore si è trovato quindi coinvolto in un intenso dibattito relativo a quale tipo di prevenzione agire in modo efficace.
Sembra ormai condiviso che la diffusione di informazioni generali o allarmistiche, l’implementazione su larga scala di programmi formativi e informativi generali, propri della prevenzione universale, siano ritenuti inefficaci e se non talvolta controproducenti.
L’applicazione di programmi di prevenzione Indicata e Selettiva, invece, pur proponendosi come azioni specifiche per i bisogni e le caratteristiche dei soggetti a maggior rischio, si dimostrano efficaci, secondo una studio metaanalitico, solo su alcuni comportamenti, per esempio il consumo di alcolici (Shamblem, Dorzon, 2009). La specificità di tali effetti non sembra quindi avere un impatto su altri comportamenti a rischio che pure sembrano svolgere una funzione importante per la crescita e lo sviluppo in adolescenza.
Per questi motivi la riflessione degli operatori di Promeco si è concentrata sulle possibilità di utilizzo e sviluppo offerte dalla prevenzione Selettiva e Indicata.
La prevenzione Selettiva considera i fattori di rischio espressi da uno specifico gruppo, senza però cogliere l’individualità e la soggettività con cui possono esprimersi, mentre la prevenzione Indicata, si focalizza su chiari segni e sintomi prodromici di uno specifico gruppo di ragazzi tenendo meno in considerazione il contesto relazionale di vita in cui essi sono inseriti.
La funzionalità dei comportamenti a rischio in adolescenza, la crescita dei giovani intese come azioni in un contesto, l’importanza del sistema di relazioni distale e prossimale in questa età evolutiva, costringono a rivedere la definizione di prevenzione, e a rielaborare un paradigma maggiormente esaustivo e comprensivo dello sviluppo adattivo adolescenziale.
Promeco, in questi anni, superando azioni singole di informazione critica, formazione degli adulti di riferimento, di incontro degli adolescenti nei loro contesti di vita, ha sviluppato una “coscienza preventiva” consapevole di tali premesse e orientata allo sforzo di tradurle operativamente nel progetto “Punto di vista”, un intervento che sviluppa il significato di prevenzione Indicata e Selettiva, specifiche rispetto al contesto e al target, e lo sintetizza nel concetto di “Prevenzione Dedicata e Attiva”.
La “Prevenzione Dedicata e Attiva” partendo dal presupposto che lo sviluppo in adolescenza è prodotto dell’interazione tra l'individuo e il suo ambiente, considera contemporaneamente le caratteristiche oggettive del contesto e i fattori soggettivi con cui viene interpretato quest’ultimo. Di ogni sistema bisogna quindi individuare la percezione, l’esperienza individuale che lo interpreta, cogliere gli aspetti dell'ambiente che hanno significato per l'individuo in una data situazione e che si dimostrano più determinanti nel modellarne il percorso di crescita (Bronfenbrenner, 1986). Oltre alla rappresentazione soggettiva del contesto di vita, diventa essenziale rivolgere l’attenzione anche al processo di adattamento reciproco tra l’individuo e il suo contesto sociale. Un processo di transizione ecologica, che costringe a mantenere alta l’attenzione sui “disturbi” esistenti nei diversi livelli sistemici e sulle potenzialità che esprimono. La “Prevenzione Dedicata e Attiva” considera contemporaneamente l’individuo, la sua percezione dei contesti di vita, le caratteristiche oggettive di questi in termini di risorse, fattori protettivi, fattori di rischio e problematicità. L’influenza reciproca tra aspetti individuali e contestuali diventa il processo sul quale vertono i cambiamenti promossi dalla “Prevenzione Dedicata e Attiva”



Ultima modifica: 28-07-2016
REDAZIONE: Promeco - Centro per la Promozione della Comunicazione
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